Sito   Genna Mari
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Tipologia MINIERA
Comune Arbus
Provincia VS
Descrizione
 
LA MINIERA DI GENNAMARI


La miniera di Gennamari si trova nel territorio comunale di Arbus (VS). Si raggiunge percorrendo la strada provinciale 126 che da Arbus conduce a Fluminimaggiore. Giunti all’altezza del bivio per la colonia penale di Is Arenas, s'imbocca la strada sulla destra e si giunge nei pressi dei ruderi della vecchia miniera.
L’area mineraria di Gennamari fu esplorata in epoca romana, ma il sopravento della natura nascose per migliaia di anni qualsiasi traccia. La sua scoperta si deve a un fabbro di Arbus.
La concessione mineraria, denominata Gennamari, che si estendeva per una superficie di 400 ettari, fu accordata con R.D. del 16 febbraio 1855 a favore del signor Marco Calvo di Sassari. Questi, già nel 1853, acquistò vari permessi di ricerca, eseguendo anche importanti lavori che lo indussero a chiedere la dichiarazione di scoperta del giacimento minerario a galena-argentifera. Nel 1857 la concessione passò alla Società Civile delle Miniere Gennamari e Ingurtosu, costituita a Parigi da alcuni imprenditori francesi. La società eseguì lo sfruttamento del filone Sant’Antonio, ricadente all’interno della concessione, sino al suo esaurimento (1865 circa).
La miniera fu ceduta nel 1899 alla società inglese “La Pertusola Limited”. Questa investì ingenti capitali per costruire la nuova laveria di Naracauli, che poi fu collegata tramite una teleferica con la miniera di Gennamari, consentendo di conferire più celermente il minerale estratto in laveria. Nel 1933 acquisì l’intero pacchetto azionario della società Gennamari e Ingurtosu, che possedeva oltre alla concessione di Gennamari anche quelle di Ingurtosu, Tintillonis e Crabulassu.
Dopo le vicende belliche, l'attività di estrazione andò attenuandosi a causa dell’impoverimento dei filoni. La concorrenza dei paesi africani condizionò i mercati tanto da imporre un enorme freno all’attività della Pertusola e quindi a sospendere la coltivazione delle miniere. Negli anni ‘60 subentrò la Monteponi - Montevecchio, che poi chiuse i cantieri e trasferì le maestranze in altre miniere, rinunciando alle concessioni nel 1973.

 

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