Sito   Montevecchio
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Tipologia MINIERA
Comune Guspini
Provincia VS
Descrizione
 
LA MINIERA DI MONTEVECCHIO

L’area mineraria di Montevecchio ricade nel territorio dell’Arburese (VS). Essa è stata oggetto di ricerca sin dai tempi più remoti e, nel corso dei secoli, vari soggetti si sono prodigati nel tentativo di sottrarre al sottosuolo i suoi tesori nascosti.
Nel 1760, il Belly descrisse ben trentadue località in cui venivano praticate coltivazioni di minerali, la maggior parte delle quali erano ubicate lungo gli affioramenti dei filoni mineralizzati. Infatti, il giacimento era formato da un fascio di filoni quarzosi che si estendevano per una decina di chilometri, in direzione est-ovest, mineralizzati a galena argentifera e a solfuri misti, con potenze che raggiungevano spessori di 25 – 30 metri. In questi filoni, poi, furono improntate le miniere di Montevecchio, Ingurtosu e Gennamari.
Nei primi anni del 1800, in quest’area, erano presenti modesti lavori di coltivazione, sparsi un poco ovunque. Le concessioni erano regolate dal Corpo delle Miniere dello Stato. Il territorio sardo, nel 1829, fu ispezionato dall’ingegner Mameli, responsabile del Corpo delle Miniere. Nello stesso anno, egli presentò una relazione dettagliata che indusse il governo ad attuare una nuova politica mirata al coinvolgimento di società private nello sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Quest’orientamento determinò la modifica della legge mineraria che, per la prima volta, definiva i termini di concessione e la proprietà del suolo e del sottosuolo.
Nel 1848, con R.D. del 28 aprile, la miniera di Montevecchio fu data in concessione per la durata di 30 anni al sig. Giovanni Anna, rappresentante la Società delle Miniere di Montevecchio, da lui stesso fondata. Sotto la sua guida ebbe inizio il primo periodo più florido delle attività estrattive, destinato a imprimere una svolta nello sviluppo economico di tutto il territorio, che vide per la prima volta impegnate donne e bambini per la cernita manuale del minerale. L’aumento della produzione indusse la società a costruire la nuova laveria "Principe Tomaso". Qui trovarono lavoro più di 180 operai e, con l’acquisizione nel 1889 della miniera di Piccallina, le maestranze occupate salirono a oltre 1500 unità. L’attività della miniera venne ridota drasticamente a causa del primo conflitto mondiale. L’immobilizzazione del mercato portò a una profonda crisi societaria, che si protrasse per parecchi anni. Nel 1930 fu fondata la nuova società Monteponi e Montevecchio e, alla direzione della miniera, fu nominato l’ingegner Sartori. Egli, in breve tempo, risollevò le sorti dell’attività mineraria. Furono fatti nuovi investimenti per il miglioramento delle qualità tecniche degli impianti e costruite altre abitazioni per gli operai nel villaggio Gennas.
Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, furono ridotte le maestranze per la diminuzione dell’attività estrattiva, dovuta anche per il richiamo alle armi di molti operari. Nonostante ciò, la società costruì l’albergo Sartori, che era destinato a ospitare gli operai scapoli, con l’impegno di mantenere un ritmo costante della produzione.
Nel 1950 furono inaugurate la centrale Minghetti e la diga Donegani. Nel 1976 la miniera fu ceduta alla SOGERSA e, l’anno successivo, passò alla SAMIM del gruppo ENI, che gestiva gli impianti minerari e si occupava anche di quelli metallurgici.
Nel 1986 la società scisse le due attività; la gestione delle attività estrattive passò alla SIM, il cui compito era di gestire la chiusura delle miniere antieconomiche, compresa quella di Montevecchio. Ora l’area mineraria fa parte del Parco Geominerario e alcuni cantieri sono gestiti dalla società IGEA, che li ha resi fruibili ai visitatori.
 

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